come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la crisi

Manuele Fior – Il flauto traverso

Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975 e vive a Parigi. L’anno scorso, con la graphic novel “Cinquemila Chilometri Al Secondo” (Coconino) ha vinto uno dei premi più prestigiosi del mondo del fumetto, il Miglior Album al Festival Internazionale di Angoulême.

Collabora con le sue illustrazioni per The New Yorker, Le Monde, Vanity Fair, Feltrinelli, Einaudi, La Repubblica, Sole 24 Ore, Edizioni EL, Fabbri, Internazionale, Il Manifesto, Rolling Stone Magazine, Les Inrocks, Nathan, Bayard, Far East Festival.

Oggi presentiamo su Quote una sua storia completamente inedita: “Il flauto traverso”

INTERVISTA A MANUELE FIOR

di Niccolò de Mojana

Ciao Manuele, come va, a che cosa stai lavorando?

Sto finendo un libro a fumetti che ho cominciato circa tre anni fa, che si chiama “L’intervista“. Entro la fine dell’anno, più o meno, sarà finito. Parallelamente a questo, ho appena finito una serie di illustrazioni per la Repubblica, per una rubrica di Alessandro Baricco che si chiama “Il mio mondo in cinquanta libri”. (…)

La domanda d’obbligo, visto che da anni vivi e lavori all’estero: si sta meglio che in Italia? Ma forse è una domanda retorica…

Per il tipo di fumetto che faccio io, sì, non c’è dubbio. Se vuoi per mestiere scrivere e disegnare i tuoi libri, la Francia può darti la possibilità di farlo. Poi, ovvio, non è certo il paradiso terrestre, anzi negli ultimi anni sono da una parte aumentati molto i libri pubblicati e dall’altra sono diminuiti gli anticipi… dicono che sia in crisi, in verità, ma la crisi francese è ben diversa dalla crisi italiana…

Chi leggi, chi ti piace?

Ho sempre paura di far torto a qualcuno, comunque…a me piacciono molto gli autori italiani, i miei colleghi. Per molti di loro, ho la fortuna di vedere come nascono i loro libri. Autori come Francesco Cattani, Alessandro Tota, Gipi, un po’ perché siamo amici un po’ perché mi piace quello che fanno. E anche Dr. Pira, Luigi Critone, Igort… uno forse di cui non si parla molto ma che sta lavorando a dei libri molto belli è Piero Macola…seguo tutti insomma, e soprattutto non mi lascio scappare niente di Bacilieri. Di lui ho letto tutto. E poi Davide Reviati, e me ne scordo tanti…

Proseguendo il discorso iniziato con Francesco Cattani, chiedo anche a te: credi che la vita “sotterranea” del fumetto d’autore, almeno in Italia, sia qualcosa da superare o che forse sia proprio questa la condizione, in qualche modo da preservare, della sua fertilità e capacità di sperimentazione?

È vero che il fumetto d’autore si trova in una condizione di nicchia. A me però non interessa che lo sia, al contrario mi interessa che diventi fumetto popolare. Il fumetto cosiddetto “d’autore” non è in opposizione al fumetto popolare. Spero, almeno, che i miei libri siano più popolari possibile e che siano letti il più possibile. Quando li faccio cerco di renderli accessibili, non mi interessa provare a fare qualcosa d’élite. Il fumetto in sé nasce come prodotto commerciale, legato alla cultura popolare. Tutto il fumetto. Oggi poi la situazione è molto cambiata rispetto per esempio a solo dieci anni fa. Oggi un autore che pubblica Coconino o Black Velvet non è autore underground, è un autore che vuole essere letto, che è capace di vendere i suoi libri…

Il titolo che hai dato alla storia che pubblichiamo oggi si chiama “Il flauto traverso”. Perché?

La storia è nata qui a Parigi quando abitavo in un’altra casa, sopra un bar di africani. Poco prima di traslocare, era successo che nel palazzo, non si sa chi, uomo o donna, vecchio o giovane, qualcuno insomma aveva cominciato a suonare il flauto e la musica si sentiva ovunque. Facendo ipotesi su chi potesse essere, mi è venuta in mente la storia di questo vecchio professore, vedovo di una moglie che suonava il flauto, il quale dopo una notte passata da malato, si sveglia e sente suonare un flauto e così lo associa immediatamente alla moglie. Finché non scopre che a suonare il flauto era una africano del bar di sotto…

La storia di Manuele si interrompe a pag. 4, quindi abbiamo solo la possibilità di immaginarci la seconda parte. Lo stile non è quello a cui Manuele ci ha abituati, ma richiama esplicitamente la grafica del fumetto americano e un’ambientazione metropolitana che fa omaggio a Will Eisner.

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2 comments on “Manuele Fior – Il flauto traverso

  1. Ettore Gabrielli
    December 1, 2012

    Complimenti, intervista molto bella e fumetto… che lo dico a fare? 🙂

  2. Pingback: Memo Grandi magazzini culturali

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This entry was posted on November 29, 2012 by in Fumetto and tagged , , , , , .
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