come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la crisi

Incubo di un pomeriggio di inizio esWooSH

Francesco Cattani è nato a Bologna nel 1980. Fa parte della ristretta e gloriosa schiera di giovani promesse del fumetto europeo da almeno due anni, e cioè dalla pubblicazione di “Barcazza” nel 2010 per Canicola.

Francesco ha pubblicato disegni e storie a fumetti su riviste e antologie come Internazionale, Lo straniero, Canicola, Hamelin, Animals, Rolling Stone, XL, Il Male, Fortezza Europa, Resistenze, Gli Intrusi, Viaggio etrusco e altro ancora…

Oggi presentiamo su Quote una sua storia completamente inedita: Incubo di un pomeriggio di inizio esWooSH. 

FRANCESCO CATTANI

intervista di Niccolò de Mojana

Ciao Francesco, come va? Stai lavorando parecchio, ultimamente.

Sì, bene infatti. Anche se lavorare è bene, dormire è meglio. Comunque sì, sto disegnando per il “Corriere”, “Internazionale” e appena riesco mi rimetterò a lavorare sul libro.

Un libro?

Sì, è da tempo che sto lavorando a diversi progetti e al momento mi sto concentrando su uno di questi in particolare. Ancora non è chiaro che cosa diventerà, però ci sto lavorando…

Ok.

Adesso c’è solo la prima parte. Devo ancora discutere con l’editore su come andare avanti.

Domandona: fare il fumettista, oggi, in Italia, che cosa significa?

Uhm, vuoi una lettura ottimista o pessimista? In realtà non è per niente facile. Guadagnare è davvero difficile. Bisogna lavorare molto con l’estero. Bisogna trovare molti lavori oltre a quello che è il tuo progetto principale. E bisogna tenere i soldi da parte. Il problema economico non è secondario. Soprattutto per quelli che vogliono realizzare delle storie inventate di sana pianta. Altrimenti, se ti adegui al mercato, ci sono alcuni contesti che ti danno una vita un po’ più facile. Tra chi lavora come illustratore per case editrici o riviste e chi, per fare un esempio, lavora per Bonelli, la differenza economica è notevole. Dover convincere un editore a essere pubblicato e allo stesso tempo vivere di questo è davvero molto difficile.

Immagino di sì. Tu, per esempio nei confronti della Bonelli e del fumetto seriale in genere, come ti poni? 

Io ho un enorme rispetto per il fumetto seriale. Ci sono cresciuto e fino a 24 anni ho letto praticamente solo Cattivik e Dylan Dog. Al momento sto lavorando per La Lettura del Corriere insieme a uno sceneggiatore della Bonelli che abitualmente scrive per Dylan Dog e che mi ha proposto di realizzare insieme una storia. In ogni caso, credo che lavorare per la Bonelli sia un impegno, dal punto di vista stilistico, molto grande. Sei costretto entro certi parametri che, almeno per me, in questo momento, sono troppo stretti. E non è per niente scontato, oltretutto, riuscire a collaborare con la Bonelli!

La mia percezione, dimmi che ne pensi, è che “l’epoca d’oro” del fumetto seriale in Italia sia ormai finita da un pezzo. Vedi anche la tradizione della Disney italiana, che da anni soffre la mancanza di autori forti. Allo stesso tempo, credo si possa dire che il fumetto cosiddetto “d’autore” stia vivendo un momento straordinario, grazie soprattutto a un piccolo gruppo di giovani (tra cui ci sei anche tu, per dire). Sei d’accordo? O è una semplificazione?

Non so, non mi azzardo a criticare dall’esterno lo stato del fumetto seriale. Non ho le basi per farlo. Quello che posso dirti è che molti fumettisti che lavorano in quell’ambito sono parecchio pessimisti. E per pessimisti intendo affermazioni del tipo “il fumetto è finito” o quasi. È chiaro che la loro è una presa d’atto di una situazione che economicamente non promette nulla di buono. Nel mio ambito, non va meglio, di certo. Se da una parte è più facile sperimentare e provare a fare qualcosa di proprio, dall’altra la prospettiva finanziaria è ancora più nebulosa…

Mi fai qualche nome di “giovani”colleghi che leggi, che ti piacciono?

Oddio, qui mi cogli impreparato…non saprei…dipende poi cosa intendi per giovane. Il “giovane autore quarantenne” lo vogliamo contare? Comunque, una persona che vorrei rivedere ancora, un’autrice importante, è Amanda Vähämäki che però è andata via dall’Italia. Non credo che smetterà di lavorare, in ogni caso. Lo spero, almeno. Adesso, poi, dovrebbe uscire il libro di Michelangelo Setola. Oppure, è appena uscito per Coconino il libro di Roberto La Forgia, che è un altro con cui sono cresciuto, con cui ho condiviso tante idee. Ed è bello vedere come alla fine si sia riusciti a portare a termine alcuni progetti e a realizzare dei libri che alla fine, insomma, sono dei veri libri…poi onestamente, se mi devo mettere a far dei nomi, non vorrei escludere nessuno…bè, per esempio ci sono i superamici che hanno un atteggiamento straordinariamente brillante, Zerocalcare che è bravissimo e sa come arrivare alle persone, e ce ne sono tanti altri….

Ce ne sono tanti, sì, non voglio metterti in imbarazzo…

Ecco, quello che mi fa arrabbiare è che questo ambiente in cui si creano libri in grado di condizionare nuovi autori e vecchi autori, questo ambiente così fertile alla fine rimane sempre sotterraneo, sopravvive sotto la cenere, ancora deve sfociare da qualche parte…ma forse dev’essere proprio così…

Esatto, forse proprio per questo è fertile…

Proprio per questo, sì… c’è un’energia davvero potente. C’è gente che pensa. Il che non è così scontato, anzi. Ci sono contesti in cui circola molto più denaro e in cui ci si accontenta di molto meno.

Io però, se posso dire, vi vedo un po’ troppo individualisti. Per esempio, non riescono a nascere riviste che sappiano diventare dei punti di riferimento comuni. Se pensi anche come andavano le cose trent’anni fa…

Sì, ma il punto è che trent’anni fa esisteva già un movimento al di là degli autori. Poi ognuno metteva il suo. Comunque è vero, anche io ci penso spesso. Uno dei problemi di fondo, almeno secondo me che ho trent’anni e sono nato negli anni ’80, è che ci troviamo in una situazione nella quale tu puoi anche gridare, ma tanto quello che dici non arriva. C’è diffidenza. La prima voce fuori dal coro è stigmatizzata come individualista e quindi non presa in considerazione. È uno schema mentale. Una cosa diventa affidabile solo quando diventa mediatica, quando viene adottata dall’alto. E allora diventa un prodotto commerciabile. Ma solo vendendo puoi continuare a lavorare. Un bel problema…

Un bel problema davvero, ne riparleremo. Intanto grazie per averci concesso di pubblicare questa tua storia inedita. Il titolo è: “Incubo di un pomeriggio di inizio esWooSH!”. L’hai definita un esperimento di surrealismo a fumetti. (…)

— qui io e Francesco abbiamo un po’ chiacchierato di come è nata la storia, del perché quel riferimento al surrealismo, di De Chirico e di tante altre belle cose relative alle tavole inedite. Riascoltando la registrazione, però, ho deciso di non trascrivere questa ultima parte di conversazione. Essenzialmente, per non condizionare la lettura della storia (storia?) di Francesco. Se deve essere un esperimento surrealista, che lo sia fino in fondo: il lettore ci metta del suo.

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2 comments on “Incubo di un pomeriggio di inizio esWooSH

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This entry was posted on October 1, 2012 by in Fumetto and tagged , , , .

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